Phnom Penh (seconda parte)

(2) commenti Scritto il: 25 agosto, 2013
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S-21

Una delle celle della prigione S-21

Il giorno dopo ricorriamo i luoghi del terrore del regime comunista di Pol Pot. Contrattiamo un tuk tuk e per 10$ ci accompagna tutto il giorno partendo dal campo di concentramento di Choeng Ek a 15Km dalla città, sino al S-21 o prigione di Tuol Sleng, ora museo del genocidio.
Il prezzo dell’entrata nel: “campo della morte” (Killing field) di Choeng Ek include una audioguida in lingua italiana, che spiega nei dettagli (è questa la parte più dura) cosa successe là, seguendo un cammino predeterminato. Si possono ascoltare anche le testimonianze reali dei pochi sopravvissuti che fanno letteralmente accapponare la pelle. A distanza di 34anni (la dittatura finì nel 79) durante la stagione delle pioggie, la terra si muove e riemergono ancora resti di ossa umane o vestiti dei cadaveri che si interrarono nelle fosse.
L’esercito dei Khmer rossi uccise circa 3milioni di persone dal 1975 al 1979, in appena 3anni e 8 mesi, con una popolazione che allora era quasi 8milioni. Tra le prime misure dittatoriali ci fu la scomparsa della moneta, della proprietà privata, delle scuole e di tutte le forme di arte, cultura e religione. Milioni di famiglie furono separate e costrette a lavorare nei campi per triplicare la produzione di riso, ma le condizioni igieniche, le torture, la fame a cui venivano sottoposti era tali che la maggior parte delle persone morivano di stenti.
Choeng Ek era solo uno dei campi di sterminio del paese, dove venivano deportati coloro che erano considerati i nemici dello stato tra cui numerosi intellettuali e chiunque minimanente fosse sospettato di essere contro il regime. La maggior parte delle persone appartenevano alla etnia Khmer, quindi in realtà si trattò di auto-genocidio.

Cartello

Uno dei cartelli esplicativi nel campo di concentramento

La gravità della situazione rimase quasi del tutto sconosciuta all’estero, in quanto il paese fu isolato e nessun organismo estero ebbe accesso sino a quando il Vietnam sbaraccò l’esercito di Pol Pot nel 1979. Gli Stati Uniti usarono tutta la loro inflenza sulle Nazioni Unite affinchè non intervenissero, dato l’interesse a isolare il Vietnam in piena guerra fredda. E sul genocidio della Cambogia calò il silenzio.

Non meno terribile è stata la visita alla prigione Tuol Sleng (S-21) dove vennero torturate 20.000 persone di cui 2000 bambini. Le celle erano antiche aule scolastiche (la S-21 era un scuola) in cui venivano ammassate tantissime persone. Essere appesi a testa in giù o mettere la testa nell’olio bollente erano i sistemi con cui estorcere confessioni.

S-21

Torturati sino alla morte

Presente sul posto, c’era uno dei pochi sopravvissuti che vendeva un suo libro sulle vicende di quegli anni. Non osiamo immaginare cosa deve essere per lui ritornare giornalmente in quei posti. Solo lui sa cosa è successo tra quelle mura e solo una piccola parte del suo vissuto sarà potuta essere espressa nel libro. (se non hai letto la prima parte clicca qui)

qui tutte le foto

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2 pensieri su “Phnom Penh (seconda parte)

  1. Pingback: Introducciones a Camboya e Phnom Penh (primera parte) | Next Stop Asia - Michele y Laura

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